Non potrà che finire male: l’arrivo di un’altra bolla economica

Bolla economica 2017

La più grande opportunita “short” della storia

La storia sembra non insegnare proprio nulla: dopo il drammatico scoppio delle bolle finanziarie del 2000 e del 2007, ecco la “madre” di tutte le bolle, creata da veri e propri “esperimenti monetari” messi in atto dalle principali banche centrali mondiali.

Per avere un’idea di quanto i mercati finanziari siano stati distorti negli ultimi anni, da quando è scoppiata la grande crisi finanziaria nel 2008, in Europa la BCE dopo il lancio del “Quantitative Easing” è diventata proprietaria del 34% del mercato obbligazionario governativo dell’area Euro. In un mercato finanziario tradizionale e ben funzionante, ci sono diversi partecipanti, e i prezzi variano in base alle scelte che questi fanno quando vendono e comprano asset tra di loro. In Europa invece ci sono diversi partecipanti, ma vendono tutti alla BCE.

Negli Stati Uniti, a dicembre 2013, la Fed aveva il controllo del 30% dei Treasuries USA e ha dovuto interrompere il suo programma di Quantitative Easing perché sul mercato non c’erano più investitori privati.
La Banca del Giappone ha inflazionato le valutazioni dell’azionario nazionale comprando oltre 7 mila miliardi di Yen di azioni. L’operazione fa sì che la banca centrale nipponica risulti tra i primi dieci detentori dei titoli di Borsa. I banchieri centrali hanno centralizzato così tanto i poteri su di loro che hanno finito per distorcere completamente il corretto funzionamento dei mercati finanziari di tutto il mondo e probabilmente presto li distruggeranno.

Queste “follie monetarie” e la conseguente enorme massa di liquidità confluita nei mercati azionari hanno creato la più spettacolare bolla finanziaria di sempre: per avere un’idea Il 18 luglio 2007, l’indice S&P 500 dopo aver raggiunto un picco a 1550 punti iniziò a crollare durante i 160 giorni successivi, arrivando ad un calo del 60%. Complessivamente andarono in fumo più di $10,000 miliardi di capitalizzazione di mercato.
Oggi, lo stesso indice vale 2350 punti ossia oltre il 50% rispetto al picco massimo del 2007 (prima del crollo).

Chi compra su questi livelli?

Grafico bolla S&P mercati finanziari americaniSe la borsa americana è arrivata sopra del 50% ai massimi del 2007 è anche perché le aziende americane “drogano” le loro valutazioni borsistiche ricomprando le proprie azioni e distribuendo denaro agli azionisti di Wall Street.

Negli ultimi anni, secondo i calcoli della Harvard Business Review, le 500 aziende quotate a Wall Street hanno usato il 91% dei propri utili non per investire, non per redistribuire ricchezza alzando i salari dei dipendenti, ma per buyback e per pagare i dividendi, gonfiando le quotazioni di mercato e per “truccare” un parametro su cui si basano i bonus degli amministratori delegati: l’utile per azione. E quando la Fed, negli ultimi anni ha stampato moneta tenendo tassi a 0 e lasciandoli di fatto fermi per ben 96 mesi (una follia), il fenomeno ha perso ogni controllo e logica: per anni molte aziende si indebitano approfittando dei tassi bassi pur di distribuire sempre più denaro agli azionisti e di far girare la “giostra di Wall Street”, gli azionisti esultano, i top manager si arricchiscono sempre più, ma il mondo reale cresce molto meno e la forbice sociale fra Wall Street e Main Street si allarga sempre più drammaticamente con conseguenze non solo economiche ma anche socio/politiche.

I buyback potrebbero rappresentare un grave rischio per l’intero sistema finanziario, trattandosi certamente del modo meno produttivo di mettere a frutto i profitti aziendali: vincolando capitali e indebitamento alle pratiche di buyback le aziende ottengono infatti una crescita nominale e utili per gli azionisti basati su mere operazioni finanziarie al costo di dover però sottrarre le stesse risorse agli investimenti in ricerca e sviluppo e nel lancio di nuovi prodotti o servizi, insomma alle attività che dovrebbero garantire la profittabilità futura dell’azienda.
Il rischio è che nel lungo termine il mercato si troverà a dover scontare sui prezzi azionari il calo dei fatturati e degli utili dovuto alle risorse che il buyback ruba letteralmente agli investimenti reali. Storicamente i picchi dei buyback si verificano proprio sui massimi di borsa e sono un indice preoccupante che anticipa spesso i crolli azionari più importanti. Oggi, i buyback hanno oltrepassato le cifre dei massimi raggiunti nel 2007, cioè poco prima dello scoppio del virus dei mutui subprime e del crac di Lehman Brothers. Da Apple a Google, da General Electric a McDonald’s, da Amazon a Boeing, hanno orchestrato un gigantesco valzer di buyback per un controvalore totale di 205,5 miliardi di che si sono riversati nei mercati azionari, drogando i prezzi a livelli fuori da ogni logica. Ma come ogni droga, anche quella finanziaria è potente e nociva, in grado di dare grande esaltazione prima di scatenare, però, la tempesta. I bilanci delle banche centrali mondiali hanno superato i 20 mila miliardi di dollari, fiumi di denaro facile simile al “metadone finanziario”.

L’indice S&P 500 a 2350 punti ha un rapporto prezzi/utili di circa 24.5X , un livello molto preoccupante. Livelli di prezzo raggiunti dopo l’elezione di Trump che promette strabilianti riforme fiscali e forte deregolamentazione dei mercati oltre ad una politica fortemente protezionistica. Ma gli sbandierati tagli fiscali andranno presto a sbattere contro i 20.000 miliardi di dollari di debito pubblico americano in scadenza che Trump ha ereditato, una bomba ad orologeria che è impostata per esplodere dal 15 marzo prossimo e getterà nello sconforto Washington prima dei tanto decantati 100 giorni dall’insediamento del nuovo Presidente.

Inoltre, non dimentichiamo che le società più capitalizzate dei listini americani (Apple, Google, Microsoft, etc) godono oggi di una tassazione ridicola (Apple paga 500 euro per ogni milione di fatturato) dovuta alla delocalizzazione in veri e propri paradisi fiscali e se anche Trump dovesse abbassare la tassazione sulle società lo farà soltanto su chi sposterà la produzione negli Stati Uniti (quindi addio ad Olanda, Irlanda, etc) quindi le Major americane vedranno alzarsi notevolmente la tassazione rispetto ad oggi. Infine a questi livelli di mercato, qualunque riforma fiscale è già “scontata” negli esorbitanti prezzi degli indici di mercato.

In realtà, Trump ha correttamente identificato durante la sua campagna elettorale una Grande e Brutta Bolla Speculativa che aleggiava su Wall Street (“We are in a big fat ugly bubble”) e ha anche detto che alla fine scoppierà. Quello che non ha detto è che la sua ascesa alla Casa Bianca sarà lo spillo che darà inizio all’evento.
La verità è che i mercati finanziari si stanno dirigendo verso una tempesta perfetta: prezzi di borsa assurdi, fallimento delle politiche delle banche centrali, una carneficina nel mercato obbligazionario, una recessione mondiale ed un bagno di sangue fiscale a Washington. Nei precedenti crash le banche centrali avevano come arma per contrastarli la leva monetaria, abbassamento i tassi d’interesse cercavano di stimolare la crescita attraverso i consumi, ma oggi con i tassi praticamente a zero, cosa potranno fare quando la prossima crisi presenterà il doloroso conto?

Per questo crediamo che, come ha affermato David Stockman, il responsabile del Bilancio sotto la presidenza Reagan ed uno dei maggiori esperti di economia e finanza in circolazione: “This is the biggest short than ever” ossia questa è la più grande opportunità di sempre di fare soldi puntando al ribasso!

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